Telelavoro e Smart Working

Smart working e telelavoro rappresentano due modelli culturali differenti di organizzazione del lavoro, entrambi ispirati alla flessibilità, sia in un ottica di conciliazione che di approccio collaborativo e fiduciario fra responsabile e dipendente.

Negli ultimi anni si sta diffondendo la consapevolezza dello stretto rapporto fra flessibilità organizzativa ed efficienza di una organizzazione ed è aumentato il numero delle aziende che ha modificato la propria struttura organizzativa e, di conseguenza, la gestione del lavoro e del personale.

E’ invece più difficile per le pubbliche amministrazioni aprirsi al cambiamento, malgrado questo appaia sempre più urgente. La pesantezza organizzativa del sistema pubblica, causa di diffusa inefficienza, si riflette nei rapporti con gli elementi vitali della società agendo spesso come un freno allo sviluppo.

La politica italiana ha promosso con convinzione il telelavoro e il lavoro agile come strumenti di modernizzazione culturale ed organizzativa della pubblica amministrazione ed ha indirizzato e stimolato le istituzioni ad introdurli in modo permanente nella propria organizzazione. Sono intervenuti con questo scopo il Governo Monti nel 2012 con le misure per la crescita, il Governo Renzi nel 2016 con la riforma della pubblica amministrazione, il Governo Gentiloni nel 2017 con la legge n. 81 sullo smart working e infine il Governo Conte, con un articolo della Legge Finanziaria 2019 indirizzato al sostegno della genitorialità.

I provvedimenti hanno introdotto obblighi di pianificazione, di trasparenza, di messa a disposizioni di postazioni di lavoro flessibili per almeno il 10% dei dipendenti, e mettono in campo di strumenti sanzionatori. E’ stato istituito anche un percorso di supporto nei confronti delle amministrazioni che sperimentano le nuove forme di lavoro a distanza.

Le amministrazioni mostrano una certa riluttanza a seguire i percorsi di flessibilità organizzativa ma, seppur lentamente, il processo è avviato. La decisa crescita del numero dei telelavoratori nel 2017 mostra i primi effetti della riforma Madìa.

Telelavoratori nella PA

 

I telelavoratori nel pubblico impiego sono soprattutto donne, inquadrate in ruoli non dirigenziali a cui sono associati gradi medi e medio-alti di responsabilità. Lo spiccato orientamento di genere interessa tutti gli enti e le amministrazioni esaminate, l’unica categoria in cui appare meno accentuato è quella dei “ricercatori e tecnologi” all’interno degli enti di ricerca.

 

Cosa può fare lo smart working per le smart cities e le smart communities?

  • Ridurre la congestione, i consumi, l’impatto ambientaleSpostamenti casa-lavoro
  • Aumentare il benessere lavorativo, familiare e sociale
  • Aiutare il riequilibrio della distribuzione dei servizi e delle infrastrutture tra centro e periferia
  • Aiutare una autentica parità di genere sul lavoro
  • Ampliare l’accesso al lavoro di persone con invalidità temporanea o permanente
  • Restituire valore alla risorsa tempo
  • Aiutare a mantenere l’operatività nel caso di eventi programmati o meno in cui la riduzione degli spostamenti o dei contatti fra le persone assume un ruolo importante (condizioni meteo estreme,  eventi programmati, epidemie, pandemie, attacchi terroristici)

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